Luca Giacomazzi
Co’ se copa ‘na mosca in genàro se
gh’in copa un sentenàro
Data di nascita: 09 Giugno 1984
Vive e non lavora a Treviso
Biografia:
C’era una volta, nella periferia di Castelfranco, una comune casetta immersa nel mais, e la famiglia che ci abitava era soggetta al pagamento di tutte le imposte comunali compresa l’ICI. Una famiglia a modo insomma.
Il 09 giugno 1984 io nacqui proprio qui, da mamma Patrizia Cosmo (nata a Noale il 09/11/1961 , vincitrice del premio “Miglior cognome spaziale”) e papà Livio Giacomazzi (nato a Castelfranco l’11/09/1959), con parto naturale alle ore 15:03:12.
Frequentai le scuole elementari in Borgo Padova giocando a “guerra mondiale” durante tutti gli intervalli con i miei compagni. Mi divertivo molto, ma la mamma mi rimproverava sempre perché sudavo e rischiavo di ammalarmi. Nonostante ciò, continuai a fare di testa mia, cominciando così a formare il mio carattere un po’ spavaldo e vivace. Tra l’altro rimanevo sempre uno tra gli ultimi ad essere preso, cosa che mi faceva parecchio onore fra le ragazzine compagne di classe.
Gli anni seguenti, alla scuola media Sarto, passarono in fretta tra prime cotte adolescenziali, fisarmonica e flauto. Ormai ero un ometto, come mi ripetevano tutti gli anziani attorno al cantiere edile Edilbasso con le mani dietro la schiena, e a 14 anni mi iscrissi all’ Istituto tecnico Industriale Statale “E.Barsanti”, dove completai gli studi come perito meccanico, crescendo fino ad una altezza di 181 cm al garrese. In questi anni le sere passavano tra sigarette fumate di nascosto e lunghe limonate nella maggior parte dei parchetti pubblici della zona, ma anche tra giri in motorino con gli amici e, quando i miei genitori non mi lasciavano uscire, tra mari di Spagna e le amatissime Rotoballs di Ojessa.
Poi, dopo il doploma, cominciai subito a lavorare in una azienda metalmeccanica della zona, e continuai a coltivare le mia passione per la musica e anche qualche radicchio di Treviso.
Ascolto musica di ogni tipo, ma sono affascinato da quella popolare in genere, prevalentemente italiana, balcanica e sudamericana. Adoro ascoltare le canzoni di Fabrizio De Andrè, che considero uno dei più grandi poeti e cantanti del novecento, ma non disprezzo Florio Cavasin quando suona a Carpenedo il suo cavallo di battaglia “ Girea, menea, dai che a vien!” un inno alla polenta fatta in casa.
Un’altra mia grande passione è la caccia alle rane durante le pioggie primaverili, e il volontariato in Africa. Quest’ultima attività mi ha visto partecipare a spedizioni di aiuto, come dentista per leoni nel Parco nazionale del Serengheti e, non meno importante, come oculista per avvoltoi. Inutile precisare che il cucciolo di avvoltoio che nasce nel periodo 21 marzo-21 giugno è detto “avvoltino primavera”.
Sono molto affascinato dalle tradizioni di una volta, specialmente da quelle venete, tra cui l’uccisione del maschio (detto anche porco, maiale, pig, checco) che raccoglie in sé molti aspetti della vita contadina e rimanda (non nel senso che sta male) ai principi basilari della società di un tempo fra cui l’aiutarsi tra le famiglie, ormai perduto quasi del tutto. Ho fatto un discorso serio??? Non ci posso credere.
Inoltre, da anni mi batto per la salvaguardia del pranzo veneto per eccellenza: “Musetto col kren e na tarina de radici. Te fe nosse se el musetto el peta”!!! (Cotecchino con un estratto di radici di rafano e una terrina di radicchio. Fai un matrimonio se il cotecchino appiccica!!!)
Proprio per questo motivo ho deciso di far parte dell’ Ass. Cult. Ostrega, per il legame con il territorio in cui sono nato, i miei usi e costumi. E il musetto.
Frasi a cui sono affezionato:
-
Mata la scrofa, mati i so porsei.
(matta la scrofa,matti i porcellini)
-Chi no ga cor par ‘e bestie, no lo ga gnanca par i cristiani.
(chi non ha cuore per le bestie,no cel’ha neanche per gli umani)
-Col tempo a foja de moraro a diventa seda.
(Con il tempo la foglia di gelso diventa seta)
-Co a caveza se liga i cavai, co a paroea i òmani
(Con la corda si legano i cavalli,con la parola gli uomini)
-El pesse ga da noare tre volte: prima ‘ntel’aqua, dopo ‘ntel’ojo e la terza ‘ntel vin.
(Il pesce deve nuotare tre volte:prima nell’acqua,dopo nell’olio,terzo nel vino)
-Co’ se copa ‘na mosca in genàro se gh’in copa un sentenàro.
(Quando si uccide una mosca in gennaio,se ne uccidono un centinaio)
-Un bon avocato fa passar par can parfin un gato.
(Un buon avvocato fa passare per cane anche un gatto)
-Chi va pal mondo tuto vede, e chi che sta casa no lo crede.
(Chi va per il mondo vede tutto,chi sta a casa non lo crede)
Luca dice:
Quando mi è stato presentato questo viaggio, ho aderito subito all’iniziativa in quanto la consideravo e la considero, come dicono i giovani: “una figata vekkio!”. Credo che un progetto con queste caratteristiche affascini molto chi, come me, ama molto i viaggi nel vero senso della parola e il confrontarsi con altre culture. Il gruppo di 30 matti che si stà formando ha, a dir poco, dell’incredibile. La voglia di fare è alle stelle, che guidano un bus di umorismo di seconda mano diretto dritto dritto verso Pechino!
Ora alzatevi in piedi
Nel nome del kren, dell’ uganega, e dea sopressa col fietto,
La biografia è finita, andate in pace
Rendiamo grazie a Ostrega.




