ANDREA PICCOLO

Programma 1:
"Abolire le prigioni"
Il regno odioso delle prigioni non finirà senza che
ciascuno impari a non imprigionarsi più in un comportamento
economizzato dai riflessi del profitto e dello scambio.
Meno l'animalità si ingabbierà nella
rigidità del carattere, arrabbiandosi per frustazioni
perpetue, più aprirà le porte del godimento a
progressivi affinamenti, e più apparirà a tutti
l'orrore di rinchiudere in cella dei condannati che vi languiscono non
per i loro misfatti, ma perché esorcizzano i demoni che le
persone oneste imprigionano in loro.
I progressi che l'umanesimo auspica fanno rabbrividire. Se le prigioni spariranno senza che il godimento sia restaurato nei suoi diritti, esse cederanno soltanto il posto ad istituzioni psichiatriche ariose, in accordo con le terapie che anestetizzano nei condannati al lavoro quotidiano la violenza delle frustrazioni.
Non è forse giunto il tempo di stabilirsi talmente nell'amore di sé che, arrivando ad adeguarsi dal fondo del cuore molta felicità, ci si affezioni agli altri per la felicità stessa che tocca loro in sorte, amandoli per il favore di amare che dispensano a se stessi?
Non sopporto di essere abbordato per il ruolo, la funzione, il carattere, l'istantanea che mi fissa e mi imprigiona in ciò che non sono. Quale incontro sperare in un luogo in cui l'obbligo di essere in rappresentazione impedisce sempre che io esista?
Mi importa soltanto la presenza del vivente, in cui convergono tutte le libertà che nessun giudizio ha il potere di arrestare.
Programma 2:
Farla finita con l'educazione carceraria e la castrazione del
desiderio
Ancora ieri istillato fin dalla più tenera infanzia, il
sentimento di colpa erigeva intorno a ciascuno la più sicura
delle prigioni, quella in cui sono murati i desideri. Per interi
millenni, l'idea di una natura sfruttabile e soggetta a
servitù a piacere ha condannato al peccato, al rimorso, alla
penitenza, alla rimozione amara e allo sfogo compulsivo la semplice
inclinazione a godere di tutti i piaceri della vita.
Quale dovrebbe essere la preoccupazione essenziale dell'insegnamento?
Aiutare il fanciullo nel suo approccio alla vita per fargli imparare a
sapere ciò che vuole e volere ciò che sa;
cioè a soddisfare i suoi desideri, non nella soddisfazione
animale ma secondo gli affinamenti della coscienza umana.
Si è prodotto l'opposto. L'apprendimento si è
fondato sulla repressione dei desideri. Si è rivestito il
fanciullo di abiti angelici sotto i quali non ha mai smesso di fare la
bestia, una bestia snaturata per di più. Come stupirsi che
le scuole imitino così bene, nella loro concezione
architettonica e mentale, i penitenziari dove i reprobi sono esiliati
dalle gioie ordinarie dell'esistenza?
Raoul Vaneigem